Home > Valparma Hospital News > La lotta contro lo scompenso cardiaco: l’unione fa la forza.

Questo è il motto che guida la missione dei medici ospedalieri e territoriali della provincia di Parma che da anni, ormai, cooperano per offrire dei piani di assistenza creati sulle esigenze dei concittadini scompensati. A parlarne, il cardiologo ASL per il territorio Mario De Blasi.

 

Lo scompenso cardiaco è una patologia frequente, in prevalenza geriatrica, spesso associata ad altre patologie , come la cardiopatia ischemica e l’ipertensione arteriosa , e con un notevole impatto sulla qualità della vita dei pazienti che presentano affanno, debolezza e comparsa di edemi per la ritenzione dei liquidi corporei. Pertanto, solo la gestione condivisa della patologia attraverso il coinvolgimento del personale ospedaliero e di quello territoriale può garantire il miglioramento della qualità della vita degli scompensati e la riduzione delle riospedalizzazioni.

 

In cosa consiste l’intervento del medico?

Il medico di famiglia o di guardia medica deve inviare al pronto soccorso ospedaliero i pazienti che presentano i segni evidenti di un grave scompenso cardiaco. In ambito ospedaliero si provvede al suo ricovero in area di emergenza , in rianimazione o in cardiologia, a seconda del quadro clinico. Successivamente, si studia il caso con esami strumentali come l’ecocardiografia e il cateterismo cardiaco con studio emodinamico e coronarografico,  per capire il motivo dello scompenso.

 

Qual’è la terapia adeguata?

A seguito degli accertamenti si sceglie la terapia più adeguata al caso: solitamente s’interviene con cure farmacologiche, mentre a volte è necessario intervenire chirurgicamente per problemi coronarici o valvolari. Oltre alla terapia medica può essere necessario impiantare un pacemaker che aiuta la funzione cardiaca e ne corregge eventuali aritmie.

 

Cosa succede nella fase post- ricovero

A partire dalla dimissione il medico di famiglia si prende cura del paziente, lo istruisce sul percorso riabilitativo e gli programma una visita specialistica di controllo entro trenta giorni.

Nel frattempo lo educa sui criteri igienici, dietetici e riabilitativi da seguire a casa autonomamente o con l’assistenza infermieristica. È fondamentale, infatti, il monitoraggio dei parametri vitali attraverso i controlli della pressione arteriosa, del peso, della frequenza cardiaca e della diuresi. Inoltre i pazienti devono limitare l’assunzione di liquidi e di sale e riprendere gradualmente l’attività fisica.

In caso di alterazioni fisiologiche significative o nuove manifestazioni di scompenso, sarà il medico di famiglia a decidere se incrementare la terapia, pianificare una visita specialistica urgente o ricoverare lo scompensato in ospedale.

 

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Soluzioni sul territorio parmense

La provincia di Parma offre una rete cardiologica molto fitta e all’avanguardia; si contano, infatti tre unità operative di cardiologia , una a Parma e due nelle sedi ospedaliere di Fidenza e Borgotaro,  ambulatori specialistici sono presenti nelle case di cura di Langhirano e di Parma e  nella rete delle Case della Salute .

Tra gli altri è stato istituito un ambulatorio dedicato ai pazienti scompensati nella Casa della Salute di via Pintor a Parma a cui i medici di base possono richiedere direttamente una visita cardiologica per i propri pazienti scompensati o a rischio di scompenso.

L’ambulatorio offre l’esecuzione dell’elettrocardiogramma e dell’esame ecocardiografico per la diagnosi iniziale, l’analisi impedenzometrica per valutare lo stato d’idratazione del paziente e guidarne la terapia diuretica.

A questo punto le figure sanitarie responsabili del paziente, il medico di famiglia e i cardiologi dell’ambulatorio, devono controllare che il malato rispetti la prescrizione terapeutica e che segua uno stile di vita sano. Inoltre il contatto ambulatoriale o domiciliare periodico serve per riconoscere l’eventuale aggravamento delle condizioni della disfunzione o per individuarne delle complicanze.

La programmazione e l’adesione ad un programma di follow-up strutturato è, infatti, fondamentale per ridurre le ospedalizzazioni e garantire una migliore qualità di vita a questi pazienti.