La Vulnologia, cura delle lesioni cutanee

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Dr. Eugenio Grignaffini, Medico Specialista in Chirurgia Plastica e Dermatologia

L’insieme degli interventi comprendenti la prevenzione delle lesioni cutanee croniche e di tutte quelle attività di assistenza e terapia per favorirne la guarigione, è definito, in sola una parola, wound care. L’etimologia della parola Vulnologia deriva dal latino “vulnus” e significa, appunto, ferita. In Italia ne soffrono circa 2 milioni di persone, in particolare anziani, ma si contano anche 30 mila bambini.

Le cause più comuni

L’origine varia, così come le cause. Le più comuni sono vascolari (venose e arteriose), da pressione (le cosiddette ulcere da decubito), diabetiche (piede diabetico), post-chirurgiche, post-traumatiche e da ustione. Esistono malattie autoimmunitarie, infettive, metaboliche, neoplastiche, solo per citarne alcune, che ne possono determinare l’insorgenza.

A causa del progressivo e inesorabile invecchiamento della popolazione e della crescente incidenza di patologie croniche, la Lesione Cutanea Cronica (LCC) rappresenta oggi un problema sempre più sentito dai sistemi sanitari nazionali che nei paesi della Comunità Europea e negli Stati Uniti arrivano a destinare risorse che possono raggiungere il 2-5% della spesa sanitaria complessiva.

La diagnosi e la cura

Riconoscere l’eziopatogenesi è il primo passo per intraprendere un percorso di cura appropriato. Il Medico Vulnologo deve quindi avere varie competenze e un approccio multidisciplinare, dalla chirurgia generale alla chirurgia vascolare, dalla diabetologia, fino alla chirurgia plastica.

La raccolta di una puntuale anamnesi ed una accurata valutazione clinica sono il primo passo.

Terapie mediche:

1) Medicazioni avanzate: medicazioni di ultima generazione in grado di ripristinare le condizioni fisiologiche più adeguate alla cicatrizzazione;

2) Vacuum therapy: terapia a pressione negativa;

3) Bendaggi elastocompressivi per la riduzione gli edemi flebo statici ed i linfedemi cronici.

Terapie chirurgiche :

1) innesti cutanei;

2) debridement chirurgici e/o ad ultrasuoni per rimuovere i tessuti devitalizzati;

3) amputazioni, privilegiando, quando possibile, quelle minori;

4) innesti di sostituti dermali;

5) asportazione chirurgica di neoformazioni cutanee.

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