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Lipoproteina(a): cos’è, perché è importante e quando misurarla

Lipoproteina A Valparma Hospital

Articolo redatto in collaborazione con Dott. Gianfranco Cervellin, Cardiologo e Dott.ssa Lucia Feldmann, Responsabile Laboratorio Analisi di Valparma Hospital

Introduzione

Quando si parla di salute cardiovascolare, il pensiero va subito al colesterolo LDL, ai trigliceridi, alla pressione arteriosa. Eppure esiste un fattore di rischio altrettanto rilevante, spesso sottovalutato nella pratica clinica quotidiana, che non compare nel classico profilo lipidico di routine: la lipoproteina(a), nota anche come Lp(a).

Per molto tempo la Lp(a) non è stata considerata un esame centrale nella valutazione del rischio cardiovascolare. Negli ultimi anni, però, la ricerca ha chiarito sempre meglio la sua importanza, tanto che oggi sta entrando sempre più nella pratica clinica: non perché sia una novità, ma perché finalmente si è capito quanto possa essere utile per identificare meglio il rischio individuale.

In questo articolo il Laboratorio Analisi di Valparma Hospital spiega cos’è la lipoproteina(a), perché è importante misurarla, chi dovrebbe farlo e come va interpretato il risultato all’interno di un percorso di diagnosi precoce.

Cos’è la lipoproteina(a)

La lipoproteina(a), spesso abbreviata come Lp(a), è un sottotipo di lipoproteina implicata nei meccanismi di trasporto del colesterolo nel sangue. Da un punto di vista strutturale consiste in una lipoproteina a bassa densità (LDL, il cosiddetto colesterolo cattivo) coniugata a una apolipoproteina(a).

La sua caratteristica più rilevante, e più insidiosa, è che si stima che circa il 20% degli individui europei, circa 1 su 5, abbia una predisposizione genetica a livelli elevati di Lp(a) che rimangono stabili per tutta la vita.

Poiché la quantità circolante di Lp(a) è conseguenza del proprio DNA, attorno ai 5 anni si osserva già quella che sarà la concentrazione definitiva. La dieta, l’esercizio fisico e lo stile di vita in genere non sono in grado di influenzarne i livelli.

Questo la distingue nettamente dal colesterolo LDL, che risponde invece alle modifiche alimentari, all’attività fisica e alle terapie farmacologiche.

Perché la lipoproteina(a) è un fattore di rischio cardiovascolare

Meta-analisi e studi di randomizzazione mendeliana hanno dimostrato che livelli elevati di Lp(a) sono associati a un incremento significativo del rischio di eventi cardiovascolari maggiori (MACE), aumento del rischio di stenosi aortica calcifica e persistenza di rischio residuo anche in pazienti con LDL-C ottimamente controllato.

Questo ultimo punto merita attenzione: la Lp(a) è un fattore di rischio indipendente. Significa che agisce in modo autonomo rispetto al colesterolo LDL. Attraverso tutti i quartili di colesterolo LDL raggiunto con la terapia farmacologica, i soggetti con livelli elevati di Lp(a) superiori a 50 mg/dL avevano un rischio maggiore di eventi cardiovascolari rispetto a quelli con livelli normali di Lp(a).

In altre parole: avere il colesterolo LDL ben controllato non è sufficiente, da solo, a escludere un rischio cardiovascolare elevato in chi presenta Lp(a) alta.

Se presente in livelli elevati, la Lp(a) può aumentare il rischio di formazione di placche aterosclerotiche e, di conseguenza, di sviluppo di malattie cardiovascolari come infarto, ictus e aterosclerosi.

Quali sono i valori normali della lipoproteina(a)

I valori di Lp(a) possono essere espressi in mg/dL o in nmol/L. Si considerano generalmente normali o bassi valori inferiori a circa 30 mg/dL (75 nmol/L), associati a un rischio cardiovascolare relativamente basso. Valori intermedi, compresi tra circa 30 e 50 mg/dL (75-125 nmol/L), indicano un rischio moderato e richiedono valutazione insieme ad altri fattori di rischio.

Le linee guida ESC/EAS indicano che valori superiori a 50 mg/dL rappresentano un fattore di rischio indipendente da monitorare con attenzione.

I valori dovrebbero essere espressi preferibilmente in nmol/L, come raccomandato dalle società scientifiche, per tenere conto dell’eterogeneità delle isoforme di Apo(a). L’adozione di metodiche standardizzate è fondamentale per garantire la comparabilità dei risultati. L’interpretazione va sempre affidata al proprio medico curante o specialista cardiologo.

Chi dovrebbe misurare la lipoproteina(a)

Le linee guida europee raccomandano il dosaggio della Lp(a) almeno una volta nella vita in tutti gli adulti, prioritariamente in soggetti con eventi cardiovascolari prematuri o ricorrenti, familiarità per malattia cardiovascolare aterosclerotica precoce, ipercolesterolemia familiare, discrepanza tra rischio clinico e profilo lipidico e stenosi aortica calcifica.

In sintesi, le categorie per cui la misurazione è particolarmente indicata sono:

Persone con familiarità cardiovascolare. Chi ha uno o più familiari di primo grado che hanno avuto un infarto o un ictus in giovane età, prima dei 55 anni negli uomini o dei 65 nelle donne, dovrebbe conoscere il proprio valore di Lp(a).

Persone con colesterolo LDL elevato o ipercolesterolemia familiare. In questi pazienti la Lp(a) aiuta a definire con maggiore precisione il rischio complessivo e a orientare l’intensità della terapia.

Chi ha già avuto un evento cardiovascolare. La misurazione della lipoproteina(a), inserita in una valutazione cardiologica completa, può offrire informazioni molto utili nel percorso di monitoraggio.

Chi ha un profilo di rischio apparentemente normale ma con eventi ricorrenti. In questi casi la Lp(a) può spiegare una parte del rischio residuo non altrimenti giustificabile con i parametri lipidici standard.

Come si misura e come prepararsi all’esame

La misurazione della Lp(a) avviene attraverso un semplice prelievo di sangue venoso, esattamente come il comune esame del colesterolo. Essendo un parametro geneticamente stabile nel tempo, nella maggior parte dei casi è sufficiente una singola misurazione nel corso della vita.

È buona norma segnalare al laboratorio eventuali terapie in corso, in particolare farmaci ipolipemizzanti, che potrebbero essere rilevanti per la corretta interpretazione del quadro lipidico complessivo.

Per approfondire le indicazioni generali su come prepararsi a un prelievo del sangue, puoi consultare la nostra guida completa: [Come prepararsi agli esami di laboratorio: la guida completa →]

Si può abbassare la lipoproteina(a)?

Questa è la domanda che più preoccupa i pazienti che ricevono un referto con Lp(a) elevata. La risposta richiede una distinzione importante.

A differenza delle LDL, la concentrazione di Lp(a) nel sangue non è controllabile attraverso le misure di prevenzione classiche come dieta equilibrata, attività fisica regolare o terapia farmacologica, perché i livelli di Lp(a) sono geneticamente determinati.

Questo non significa, tuttavia, che non ci sia nulla da fare. Conoscere il proprio valore di Lp(a) può aiutare a personalizzare la valutazione del rischio e a sottolineare l’importanza di intervenire con maggiore determinazione su tutti gli altri fattori di rischio modificabili, come esercizio fisico, dieta sana e controllo del colesterolo LDL.

Sul fronte farmacologico, al momento non sono ancora disponibili farmaci approvati che agiscano direttamente sull’attività della Lp(a), ma sono in fase di sperimentazione alcuni trattamenti che potrebbero nei prossimi anni modificare significativamente la gestione di questo fattore di rischio.

In questo scenario, avere una valutazione cardiologica integrata assume un ruolo ancora più centrale: non per allarmare il paziente, ma per costruire insieme a lui un piano di diagnosi precoce che tenga conto di tutti i fattori in gioco.

La Lp(a) nel percorso di diagnosi precoce cardiovascolare a Valparma Hospital

Il Laboratorio Analisi di Valparma Hospital esegue il dosaggio della lipoproteina(a) nell’ambito di un percorso di diagnosi precoce e monitoraggio dei fattori di rischio  prevenzione cardiovascolare che può comprendere il profilo lipidico completo, la valutazione cardiologica specialistica e, dove indicato, approfondimenti strumentali.

La Lp(a) rappresenta un biomarker cardiovascolare di elevato valore prognostico, la cui misurazione consente una più accurata stratificazione del rischio e una gestione terapeutica personalizzata. Per questo è importante che il referto non venga letto in modo isolato, ma venga discusso con il proprio medico di riferimento o con il cardiologo, all’interno di una valutazione complessiva del rischio individuale.

FAQ — Domande frequenti sulla lipoproteina(a)

La lipoproteina(a) è uguale al colesterolo LDL? No. La Lp(a) è strutturalmente simile all’LDL, ma è un fattore di rischio indipendente. È possibile avere un colesterolo LDL nella norma e allo stesso tempo una Lp(a) elevata, con un rischio cardiovascolare aumentato.

Quanto spesso va misurata la Lp(a)? Le linee guida europee raccomandano una misurazione almeno una volta nella vita per tutti gli adulti. Essendo un parametro geneticamente determinato, i valori rimangono sostanzialmente stabili nel tempo.

Con la Lp(a) alta posso fare qualcosa? Non è possibile modificare i livelli di Lp(a) con la dieta o l’attività fisica. È però fondamentale ridurre al massimo tutti gli altri fattori di rischio cardiovascolare modificabili: colesterolo LDL, pressione arteriosa, glicemia, fumo. La strategia viene definita con il medico o il cardiologo.

La Lp(a) alta è una malattia? No. È un fattore di rischio, non una diagnosi. Conoscerlo consente di personalizzare il piano di diagnosi precoce del rischio cardiovascolare, non di etichettare il paziente come malato.

Chi dovrebbe misurare la Lp(a) con priorità? Chi ha familiarità per malattie cardiovascolari precoci, chi ha già avuto un infarto o un ictus, chi è affetto da ipercolesterolemia familiare e chi presenta un profilo di rischio cardiovascolare non del tutto spiegato dagli esami lipidici standard.

Conclusione

La lipoproteina(a) è uno dei fattori di rischio cardiovascolare più sottovalutati, eppure uno dei più informativi. Conoscere il proprio valore non deve generare preoccupazione, ma consapevolezza: la Lp(a) non è una condanna. È invece un’informazione preziosa, che può aiutare a conoscere meglio il proprio rischio cardiovascolare, a prendersi cura di sé con maggiore consapevolezza e a intervenire in anticipo.

Per informazioni o per un inquadramento personalizzato è possibile rivolgersi alla struttura o al proprio medico di riferimento.

Fonti scientifiche di riferimento:

  • ESC/EAS Guidelines for the management of dyslipidaemias — European Heart Journal, aggiornamento 2025
  • Nordestgaard B.G. et al. — Lipoprotein(a) and cardiovascular risk: update from the ESC/EAS guidelines — Atherosclerosis, 2024
  • Bhatia H.S. et al. — Independence of Lipoprotein(a) and LDL Cholesterol-Mediated Cardiovascular Risk — Circulation, 2024
  • Roche Diagnostics — Lipoproteina(a): malattie cardiovascolari e diagnostica
  • Giornale Italiano di Cardiologia — Lipoproteina(a): associazione con la malattia aterosclerotica e valvolare — 2024
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