La richiesta di restituzione dei ristori Covid alle strutture private accreditate da parte della Regione Emilia-Romagna solleva un forte allarme nel settore sanitario. In un momento in cui la sanità ha bisogno di un sistema equo, integrato e accessibile a tutti, Valparma Hospital ricorda il ruolo attivo svolto durante l’emergenza: “Abbiamo riconvertito i reparti, formato il personale e garantito assistenza ai pazienti Covid”.
Lo scorso 21 luglio, durante un incontro con i vertici dell’Assessorato alla Sanità, la Regione Emilia-Romagna ha comunicato all’AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata) l’intenzione di revocare i ristori e gli indennizzi concessi durante il periodo pandemico alle strutture private accreditate convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale.
Una misura che, se confermata, comporterebbe la richiesta di restituzione delle somme già erogate nel 2020, in piena emergenza sanitaria, quando l’intero sistema regionale – pubblico e privato – fu chiamato a collaborare in modo straordinario per fronteggiare la crisi, rispondendo con dedizione e spirito di servizio.
Un supporto straordinario, indispensabile
Nel marzo 2020, con l’approvazione della delibera GR n.344/2020, la Regione aveva riconosciuto un acconto pari all’80% delle perdite registrate rispetto all’anno precedente. Un supporto indispensabile per sostenere i costi fissi di gestione in un momento in cui le attività programmabili erano sospese, e gli ospedali – pubblici e privati – si erano riconvertiti per affrontare l’emergenza.
Oggi, quel contributo è oggetto di una richiesta di restituzione, mentre si prefigura anche il blocco della mobilità sanitaria extraregionale, che negherebbe a tanti cittadini la possibilità di accedere a cure specialistiche presso strutture d’eccellenza, scelte per la qualità e la professionalità dei servizi offerti.
L’esperienza di Valparma Hospital: rapidità, competenza, responsabilità
Valparma Hospital ha risposto con prontezza alla chiamata della sanità pubblica, i reparti di medicina sono stati riconvertiti in aree Covid, il personale è stato formato per gestire pazienti infettivi, e sono state acquistate attrezzature e protezioni speciali in linea con i protocolli emergenziali.
Una risposta tempestiva e strutturata, che ha permesso di garantire continuità assistenziale anche nei momenti più critici, in collaborazione con le strutture ospedaliere pubbliche e a beneficio dell’intera comunità.
Una rete al servizio della collettività
Le strutture associate AIOP Emilia-Romagna sono oltre 40 e rappresentano una risorsa fondamentale per il sistema sanitario regionale. Con un impiego di circa 360 milioni di euro su un bilancio complessivo superiore ai 10 miliardi, coprono il 25% delle prestazioni ospedaliere e ambulatoriali erogate ai cittadini.
La professionalità di 8.800 dipendenti e oltre 2.500 medici liberi professionisti garantisce cure accessibili, tempestive e coordinate, contribuendo a ridurre i tempi di attesa e a preservare la qualità del servizio sanitario accessibile a tutti.
Altri nodi critici: mobilità extraregionale e carenza di personale
Alla possibile revoca dei ristori si aggiunge un altro elemento di allarme: il blocco della mobilità sanitaria extraregionale, che limiterebbe l’accesso alle cure per i pazienti provenienti da fuori regione. Una misura che penalizzerebbe non solo le strutture coinvolte, ma soprattutto i cittadini che scelgono – liberamente – di farsi curare dove riconoscono qualità, esperienza e fiducia.
Il quadro si aggrava con la cronica carenza di personale specializzato, conseguenza anche di condizioni economiche poco attrattive per una professione che richiede anni di studio, alta responsabilità e turni continuativi, inclusi notturni e festivi. Sempre più spesso, le strutture sono costrette a reclutare operatori all’estero, offrendo anche vitto e alloggio, con un impatto importante sulla sostenibilità economica.
Un sistema sotto pressione
La crisi attuale si innesta in un contesto nazionale già fragile. Il Fondo Sanitario Nazionale è fermo da oltre un decennio, mentre aumenta la domanda di assistenza in una società sempre più longeva, più informata e più attenta alla prevenzione.
In questo scenario, le strutture private accreditate – che operano all’interno del Servizio Sanitario Nazionale – sono chiamate a fare fronte a richieste crescenti con risorse sempre più limitate, vincolate da tetti di spesa inadeguati che, di fatto, sono tra le principali cause dell’allungamento delle liste d’attesa.
Il tema non riguarda solo le risorse economiche, ma la tenuta di un modello sanitario integrato che, nei momenti più critici ha saputo garantire continuità, prossimità e qualità delle cure. Difendere questo modello significa garantire ai cittadini il diritto alla cura, alla libertà di scelta e a una sanità capace di prevenire, oltre che trattare. Solo un sistema equo, integrato e accessibile a tutti può affrontare con solidità le sfide sanitarie di oggi e di domani.






